Cresciuto in laboratorio un altro embrione umano, catturata la ‘chimica’ alla base del suo sviluppo

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Dopo il primo embrione umano su chip, un altro embrione umano è stato costruito in laboratorio per studiarne le fasi precoci delo sviluppo. Si tratta di una sorta di organoide che non solo ha le caratteristiche genetiche dell’embrione, ma forma e dimensioni, ed è riuscito a raggiungere l’età di 10 giorni, rientrando nel limite di 14 giorni consentito dalla legge. Lo descrive sulla rivista Nature Cell Biology il gruppo della Rockefeller University guidato da Mijo Simunovic. 

Partendo da un gruppo di cellule staminali, gli studiosi le hanno organizzate in modo da farle funzionare in modo simile a un embrione umano nel momento chiave all’inizio del suo sviluppo, ottenendo così un’idea più chiara della chimica e della biologia che lo guidano. Questi modelli sono simili a organoidi di embrioni, ossia sono strutture sintetiche che imitano alcune delle caratteristiche più importanti degli embrioni naturali. 

“Abbiamo combinato tecniche di bioingegneria, fisica e biologia per realizzare questo modello”, commenta Simunovic. “Ora – prosegue – abbiamo un modello 3D che imita non solo la genetica dell’embrione, ma la forma e le dimensioni”. Con un compito particolare, ossia mostrare cosa accade durante la gastrulazione, cioè la fase in cui le cellule cominciano a organizzarsi in tre strati, chiamati foglietti embrionari, ognuno dei quali darà origine a tessuti di tipo diverso.

I ricercatori sono riusciti a riprodurre la biochimica di questo processo nell’embrione umano aggiungendo un fattore di crescita, la proteina Bmp4. In questo modo hanno osservato differenze e somiglianze fra gli embrioni umani rispetto a quelli di altri animali, importnti per comprendere perché alcuni embrioni crescono e riescono a svilupparsi e altri no.

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